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Inediti


Io amo!
25.05.2019
Io amo.
Ovvero, sono una persona che ama.

Amo Piazza Barberini. Stupenda. Al suo centro si colloca la fontana del Tritone che domina tutto e incute anche terrore quando la guardi dalla finestra di quel bar di Roma, sorseggiando un cocktail che mai ne hai assaporati di eguali.

Il Tritone, adornato dai palazzi che emanano un fascino incredibile lasciandoti a bocca aperta. Intendiamoci, non tanto per le loro reali qualità architettoniche, vuoi mettere con Piazza Navona o Piazza di Spagna, ma per noi, abituati a montagne terre e campi, i custodi che adornano il capolavoro del Bernini formando un tutt’uno riescono a suscitare un’emozione particolare.

Fra questi edifici scorgi qualcosa che ti cattura l’occhio e sorridi capendo come lì ci sia ancora uno di quei cinematografi che Eros disse essere stati abbattuti. Ovvio, si vede, quello non è l’Odeon mitizzato e cantato che un po’ senti anche tuo poiché ti fa riaffiorare ricordi assopiti di quei mesi estivi trascorsi in riviera dove, spensierato fanciullo, correvi all’affascinante omonimo cinematografo all’aperto, per un film prima e per gli amici dopo.

Non sarà l’Odeon, però oggi ce lo gustiamo per sfuggire ad un venerdì pomeriggio romano di pioggia battente quando non sai che altro fare e ti emozioni scoprendoti a violare quella consuetudine che ti vedrebbe impegnato con la routine e il lavoro quotidiano. Poi, poco importa cosa andrai a vedere.

Puoi amare un luogo, una cattedrale anche se in fiamme, commuoverti e piangere davanti a quello scempio, e sentire un brivido davanti a un sorriso di un neonato mentre ti accorgi di essere pronto alla difesa a oltranza, senza compromessi, di quella roccaforte diventata nel tempo un fortino inespugnabile che solo tu sai esattamente cosa significhi.

Io amo. È la mia ragion d’essere. Il mio inedito di oggi è questo.

Dio ha voluto che qualcosa sappia scriverla, vabbè, d’accordo, coniugo più o meno dei verbi in modo sensato e le parole e i pensieri e le figure descritte vengono abbastanza facili. Sono convinto di essere il più modesto fra gli scrittori e mi identifico meglio come raccontastorie.

A scuola, in Italiano, raggiungevo a fatica la sufficienza. Lottavo per questo anche scendendo a compromessi con i docenti disperati. Oggi, che riempio pagine e pagine di parole solo per raccontare una storia che ai tempi difficilmente ne avrebbe occupato più di mezza, mi sorprendo ogni volta e cerco di passare a voi che mi ascoltate o mi leggete l’unica cosa che possa offrirvi: le mie emozioni.

Anche per questo vi dico che niente mi riscalda il cuore come l’amore e lascio che l’incendio divampi. Scrivessi parole, anche sensate, anche stupende, anche fantastiche, anche grammaticalmente perfette e in rima, alla Claudio Baglioni per intenderci, ma senza di lei sarebbero parole aride, senza senso, ipocrite, false e commetterei il suo stesso errore.

Perché, nel rispetto dello spazio altrui, l’amore per una donna, per una passione che magari capisci solo tu, per quelle sette note che si combinano magicamente, per un’idea, sfuggendo all’insidia del ricordo, prima di ogni cosa, deve essere quello che ci sprona a dire: domani potenzialmente sarà un giorno migliore. E sei pronto a guardarlo dritto negli occhi.

Senza questo? Semplicemente giorni che si susseguono.

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