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Il giorno che fermai Hnat Domenichelli
19.07.2011

Il giorno che fermai Hnat Domenichelli


Il giorno che fermai Hnat Domenichelli

L’articolo completo è apparso sulla rivista di Lugano Hockey del mese di giugno 2011. Si narra di una giornata in cui io e mia moglie abbiamo fatto un regalo molto particolare a Natan, figlio della nostra carissima amica Jaqueline.

Natan è tifosissimo del… ehm… del Lugano Hockey. Ai tempi in cui Hnat giocava con la maglia giusta non erano pochi gli sfottò che gli rifilavo vista la somiglianza del suo nome. Natan per me era comunemente diventato Nat… Potete immaginare cosa sia successo quando l’HCL ha ufficializzato l’ingaggio di Hnat Domenichelli. Dal semplice Nat alla Ticinese, il nomignolo di Natan, è ben presto diventato Hnat, con cadenza Yankee.

Dovevamo fargli un regalo di compleanno. Quale miglior regalo se non la visita del suo idolo? Ho contattato i dirigenti del Lugano sfruttando qualche vecchio contatto rimastomi ai tempi del Derby, il mio gioco da tavola che coinvolgeva le due squadre ticinesi di hockey, e ne è nata un’idea per realizzare questo evento. Tra parentesi devo assolutamente ringraziare pubblicamente per la squisita gentilezza e disponibilità dimostrata.

L’idea era quella di organizzare una visita a sorpresa di Domenichelli, fare due tiri a Unihockey e poi tornare a casa di Natan per una festicciola e firma del quadro con logo HCL regalato da Cinzia qualche giorno prima. Tutto perfetto se non un dettaglio. Due tiri a Unihockey? Già, come pan poss a fare passaggi e poi sleppare in goal? Ah, non fa per me. Se devono essere due tiri, mettiamoci un pochino di pepe alla cosa. Da qui l’idea di organizzare un bel derby amichevole. Ambrì contro Lugano. Per rendere ancor più realistica la cosa ho imposto che chi gioca deve indossare la maglia ufficiale della sua squadra.

Formazioni costruite a casaccio. Natan nel Lugano con sua sorella e suo padre unitamente a due amici che giocano nella sua squadra di calcio. Special guest: Hnat Domenichelli. Vista così sembrerebbe una squadra abbordabile, ma Natan ha iniziato la scorsa stagione a giocare a Unihockey e ha dimostrato che con il bastone ci sa fare. Gli altri due ragazzi sono sportivi e… madonna se corrono!

Io ho costruito l’Ambrì. Doveva essere roccioso difensivamente con due punte di diamante davanti. Ho chiamato un signor portiere. Pierre, il nostro muro, gioca nelle giovanili del Ticino Unihockey. Io mi sono assunto l’onere di emulare il gigante Kutlak. Partendo da qui ho poi assoldato i due gemelli Ambrosini, i figli di mio cugino (qualche privilegio in famiglia per una foto ricordo…) e ci siamo ritrovati un acquisto dell’ultim’ora con il figlio del fotografo. Due linee. La prima con i gemelli e il neo acquisto, l’altra tutta in famiglia. La prima linea doveva garantire le reti, la seconda difesa a oltranza. Proprio come un vero Ambrì!

La partita inizia male. Subiamo quasi subito il primo goal. Poi però la nostra prima linea, con i gemelli in campo, fa scintille. Si conoscono e il feeling si vede. Pareggio, poi il secondo e il terzo goal. Siamo sul tre a uno. Da non credere. La squadra funziona. Il Lugano è alle corde e non riesce a sciogliersi. Bene bene. Poi Domenichelli, che a suo dire non aveva mai giocato a Unihockey, inizia a prendere le misure della sua squadra e distribuisce palline spettacolari. Tre a due. Dobbiamo resistere. Cambio linea. Dentro la cheker line. Bisogna superare il momento. Ci battiamo con passione lottando su ogni pallina. Ovviamente quando le palline le hanno i grandi. Con i ragazzi c’è più “tolleranza”. Analizzata da fuori la squadra del Lugano si capisce che il motore è lui, la star. Non poteva essere diversamente. Mi faccio carico di marcarlo stretto. Pierre ha fatto cose egregie su tutti gli altri giocatori prendendo l’impossibile. Loro hanno iniziato a pressare non poco. Io curo essenzialmente lui. La tattica ha funzionato. Mi sono reso conto che non potevo competere con il fisico. Nello scatto gli concedo troppo. Men che meno con la tecnica di bastone. Insomma… parliamo di Hnat Domenichelli. Non è un bastone da hockey che ha in mano, ma gli assomiglia e l’ha dimostrato! Come Zdnek Kutlak insegna, bisogna però evitare il goal a tutti i costi. È successo tre volte. Hant riceve per tre volte un passaggio smarcante sotto porta, evita Pierre e tira a colpo sicuro. Sembra fatta e glielo leggo negli occhi, ma non ha fatto i conti con il sottoscritto che furbescamente si interpone bloccando la pallina. Per tre volte, in questo modo, ho fermato Hnat Domenichelli.

Purtroppo però la resistenza fisica ha un limite e passata la metà partita si sente. Domenichelli è intrattabile. Fornisce assist preziosissimi che mandano a rete più volte Natan e gli altri. Lui compreso… quando non era braccato dal sottoscritto (se non erro gliene ho concesso solo uno dove mi ha fatto la classica cravatta). Gli altri due ragazzi sembrano delle palline da flipper impazzite e corrono a più non posso. La nostra prima linea inizia a fare cilecca e iniziamo a subire anche noi. Ben presto si arriva al pari. Alla fine dobbiamo arrenderci all’evidenza. Domenichelli ha una visione di gioco da paura. Vede tutto e subito. Imposta a meraviglia e non sbaglia un passaggio. È uno spettacolo vederlo giocare, un inferno da marcare una volta che le gambe iniziano a fare cico cico… Fortuna che siamo in palestra e non sul ghiaccio.

La festa finisce benissimo. In grande allegria. Jaqueline ha preparato un aperitivo mostruoso abbondando con tutto, anche l’aglio!

Alla fine della giornata l’Ambrì avrà anche perso l’ennesimo derby, ma io, con fierezza, posso dire di aver fermato Hant Domenichelli.

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